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La spiaggia di Torrazza


I Siciliani 16 AGOSTO 2012 

La guerra fra il cemento e il mare
Francesco Appari e Giacomo Di Girolamo, marsala.it
Petrosino: una piccola cittadina sul mare, ter­ra d’emigrazzione. Ha un’unica ricchezza: la bellissima spiaggia, il cristallo del mare…

È una piccola cittadina sul mare, Petro­sino. Si trova a metà strada tra Marsala e Mazara del Vallo, nella punta estrema del­la Sicilia occidentale. Come tutti i piccoli centri siciliani soffre di una grande emi­grazione giovanile. Non ci sono industrie. Ma produce tanto vino. La più alta quanti­tà di vino per abitante di tutto il Paese.
E poi c’è Torrazza. Una spiaggia non molto grande. 800 metri di lunghezza. Ai turisti piace molto però. Il mare è cristalli­no. La sabbia fine. Più al largo i fondali sono unici. Ma Torrazza non è solo la spiaggia. L’arenile è solo una parte di una zona molto più ampia e di grande impor­tanza ambientale a livello internazionale. È una zona Sic – Zps, ossia Sito d’interes­se comunitario e Zona a protezione spe­ciale. La spiaggia in sostanza fa parte di una vasta area umida di interesse comuni­tario. È stabilito dalla Convenzione Ram­sar.
La zona in questione è la ”Laghi Mura­na, Preola e Gorghi Tondi, Stagno di Pan­tano Leone, paludi costiere di Capo Feto e Margi Spanò” e ricade nei comuni di Pe­trosino e Mazara del Vallo. Secondo un decreto del Ministero dell’Ambiente la zona “rappresenta un complesso ambien­tale significativo e peculiare per la conser­vazione di molte entità animali”. Per chi vi si avventura può trovare, dipende dalle stagioni, anatre selvatiche, tartarughe, fe­nicotteri e altri esemplari. Un piccolo pa­radiso. In una costa, quella che da Marsa­la arriva a Castelvetrano, violentata negli anni dal cemento selvaggio.
La storia di Torrazza è quella di una co­munità legata ad un territorio. Ma è anche una storia di negligenze, di furberie. Di come le ammi­nistrazioni negli anni se ne siano fregate di quello che succede in un posto così particolare. Di come questo posto possa essere comprato
E dire che stiamo parlando di una zona protetta. Succede spesso, infatti, che posti come questi non vengano valorizzati. Che vengono lasciati in preda agli scalmanati guastatori ambientali. Ogni tanto nell’area protetta dei cosiddetti Margi, alle spalle della spiaggia, spuntano piccole discari­che abusive. E la spiaggia, piccola com’è ha subito anche lei i suoi scempi. Proprio in mezzo c’è un catafalco in cemento. Quello che resta di una casa, dall’orrendo design, costruita con regolare concessione nei primi anni ‘80.
Recintata, murata e abbandonata. Ap­partiene al notaio Eugenio Galfano, ex sindaco di Marsala. L’ha ereditata dal suo­cero, il notaio La Francesca. È un pugno in un occhio e nessuno ha mai pensato di demolirla. Anche perché, per quella spe­cie di casa, sono stati richiesti dei finan­ziamenti per la ricostruzione post-terre­moto del Belice. Incredibile.
A pochi metri c’è un’altra casa. È bian­ca, con le persiane azzurre, le palme ed il prato verde. Roba da cartoni animati. Co­struita proprio sulla spiaggia, nel 2003. È di Antonio Vanell

. Faceva parte del Pd di Petrosino. Suo fratello Andrea si è candi­dato a sindaco alle ultime ammini­strative, senza molta fortuna. La sua casa sulla spiaggia, Antonio Vanella, se l’è co­struita quando era presidente del Consi­glio comunale, con tutti i pareri e le auto­rizzazioni necessarie. Nel 2007 arriva un nuovo sindaco, Biagio Valenti. Decide di cambiare tutto all’interno degli uffici. Al­lontana dall’Ufficio tecnico il dirigente Pietro Giacalone, più volte sotto processo per abuso d’ufficio, è stato anche condan­nato a 10 mesi di carcere per aver rilascia­to illegalmente una concessione edilizia. Valenti dà mandato ai suoi assessori di controllare tutte le carte del Comune. Si scopre che per la casa di Vanella il Comu­ne aveva rilasciato la concessione edilizia senza chiedere la Valutazione d’impatto ambientale. E hai detto poco. Ma il più deve ancora venire.
Negli ultimi dieci anni, in tutta Italia, il numero degli stabilimenti balneari in quelle che erano spiagge libere è più che raddoppiato. Petrosino non fa eccezione. L’area protetta di Torrazza fa gola. La spiaggia, come dicevamo, è piccola e sug­gestiva. E rischia di non essere più pubbli­ca.
C’è un imprenditore di Marsala che si chiama Michele Licata. È proprietario delle maggiori strutture ricettive della zona: il Delfino, il Delfino Beach Hotel, la Tenuta Volpara, il Baglio Basile. È uno degli imprenditori più attivi sul territorio.
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Tutto inizia circa tre anni fa. Con la sua società, la Roof Garden Srl, Miche­le Licata inizia a comprare vari lotti di ter­reno che ricadono sulla zona protetta dei cosiddetti Margi e nella spiaggia di Tor­razza. Racimola un’area di 18 ettari. Di­venta praticamente proprieta­rio di tre quarti della spiaggia.
Già, la spiag­gia di­venta proprietà priva­ta. Com’è pos­sibile? Questo perché negli anni l’arenile ha subi­to un processo di erosione e si è via via rimpicciolito. Di conseguenza an­che l’area demaniale, quella pubblica, è di fat­to più stretta ri­spetto a quella documen­tata. Infatti sulla carta sono tracciati anco­ra i confini degli anni ‘40.
Cosa vuole farci Licata con tutta quell’area? Vuole creare un complesso tu­ristico a ridosso della spiaggia per portarci i clienti del Baglio Basile che è poco di­stante dalla zona.
Il primo progetto per costruire il lido la Roof Garden lo presenta al Comune di Petrosino a gennaio 2010. Qui iniziano le trafile. Prima il Comune blocca tutto. Poi rilascia un parere di “compatibilità urba­nistica del progetto”. Che non è un’auto­rizzazione ad iniziare i lavori. Servono al­tri pareri. Tra cui quello della Soprintend­enza ai Beni Culturali di Trapani che arri­va nel febbraio 2011, nonostante la rela­zione della Roof Garden sia piena di erro­ri. I progettisti di Licata scrivono che “non sussistono specie particolari di flora e fauna, né il terreno è luogo di nidificaz­ione di specie animali particolari che pos­sano subire mutazioni o danni dalla pre­senza dell’insediamento produttivo com­merciale”.
Insomma, secondo gli in­gegneri, non esiste alcun impatto ambien­tale. Nono­stante tutto sia la Soprintenden­za che la Capitaneria di Por­to di Trapani danno pa­rere positivo per la costruzione del lido. La stessa cosa però non fa la Commissio­ne Comunale per la valutazio­ne di inci­denza ambientale che sottolinea le caren­ze del progetto da siste­mare.
La Roof Garden rivede la relazione. Questa volta dal Comune arriva l’ok ma pone al­cuni vincoli a Licata. Come la ri­costruzione delle dune, il divieto di realiz­zare soste camper, la chiusura del traffi­co, il rispetto totale dell’originario am­biente umido del­la zona. Ma ancora non arriva l’autorizza­zione a costruire. Anche l’Assessorato regionale Territorio e Am­biente dice che quella è una zona protetta e che come tale deve essere trattata. Quin­di ancora nessun via.
Nonostante i vari stop le ruspe della Roof Garden accendono i motori. Iniziano i lavori. La prima cosa che fanno è spia­nare le dune. Quelle di Torrazza erano le uniche dune di sabbia ancora intatte in tutta la costa, adesso non ci sono più. Poi arano il terreno fin dentro la zona paludo­sa, livellando il tutto per impiantare il lido. I lavori durano poco, i vigili urbani infatti denunciano le irregolarità nel livel­lamento delle dune. Il cantiere viene pri­ma sequestrato e poi dissequestrato. Il tut­to nel giro di 10 giorni. I lavori possono ripartire, ma solo per le opere “non strut­turali”.
La Roof Garden integra il proget­to spe­cificando che si sta parlando di uno stabi­limento balneare in struttura precaria. L’Assessorato regionale dà parere positi­vo e avanza altre richieste: gli ombrelloni non devono essere allineati, deve essere costruito il cannucciato per il birdwat­ching e il tutto deve essere rimosso entro il 30 settembre.
I progettisti di Licata però non si ferma­no. Ad agosto 2011 la Roof Garden, che aspetta ancora l’approvazio­ne del progetto per il lido, presenta un nuovo disegno. È qualcosa di molto gran­de. Licata ha 18 et­tari e li vuole sfruttare tutti. E’ il progetto per un campo da golf, con nove buche e tre laghetti. Alle spalle spuntano anche delle villette a schiera e una grande strut­tura ricettiva.
La gente di Petrosino rimane di stucco. Aspettavano la bonifica della zona di Tor­razza da anni e adesso spunta questo mega progetto della Roof Garden che ri­schia di privatizzare la spiaggia con l’area dei Margi. I petrosileni si mobilitano. Na­sce un comitato spontaneo di cittadini. Vogliono la spiaggia pubblica. Infatti si chiama “La spiaggia di Torrazza è di tutti”. Lanciano una petizione per riap­propriarsi di quel pezzo di territorio, che poi è un pezzo di storia di tutti i petrosile­ni. Firmano anche Dario Fo e Franca Rame. Raccolgono 2500 firme. Non si fermano i membri del Comitato, vogliono adottare la spiaggia. Farne un esempio di rispetto per l’ambiente. “La­sciatecela pubblica, la cureremo noi” di­cono nelle diverse manifestazioni che or­ganizzano. Ma soprattutto studiano il caso. Fanno controlli incrociati. Esamina­no le caratte­ristiche della zona.
Il Comitato fa in prati­ca quello che avrebbero dovuto fare gli enti pubblici preposti alla tutela dell’area. Constatano infatti che i confini dell’area demaniale tracciati sulla carta non sono più quelli reali. Il mare negli anni si è fat­to sentire. Serve una nuova mappa della zona. Lo chiedono alla Capitaneria di Por­to di Tra­pani con una documentazione dettagliatis­sima in cui si mostra come ciò che in sen­so anche giuridico si può defini­re spiaggia arriva fin dentro la proprietà di Michele Licata.
Con la perimetrazione dell’area dema­niale Torrazza può, anche a livello legale, essere considerata spiaggia e pertanto tut­to ciò che ricade all’interno di quell’area diventa pubblico. Ma la Ca­pitaneria ri­sponde picche. La competenza per questo genere di cose spetta alla Re­gione, che è sempre molto lesta ad elargi­re nomine e ingrippata negli affari di inte­resse pubbli­co. Nel frattempo sempre più gente parte­cipa alle iniziative del Comita­to che chie­de all’allora sindaco Biagio Va­lenti di dare inizio all’iter per l’esproprio delle zone che ricadono sull’arenile.
Arriva la primavera. A Torrazza è tutto fermo. Le dune non ci sono più. Valenti arriva alla fine del suo mandato senza aver avviato l’atto d’esproprio. Petrosino infatti è in fermento. A maggio si vota e sulla questione della spiaggia si gioca una partita determinante. Nei mesi che prece­dono le elezioni qualcuno avverte movi­menti strani. C’è chi dice che Licata aves­se già contattato delle figure professionali da inserire nel suo residence.
Nel frattem­po la Roof Garden ottiene una concessio­ne edilizia per costruire due casolari in ce­mento armato all’interno della zona dei Margi. Vuole farci un opifi­cio per prodotti caseari. 9000 metri qua­drati di cemento nel bel mezzo della zona protetta dei Mar­gi.


Il nuovo sindaco di Petrosi­no è Gaspare Giacalone. Ha lasciato il posto da mana­ger a Londra per amministrare la sua città natale. Il caso del giovane di successo che lascia tutto per tornare in Sicilia fa il giro d’Italia. Giaca­lone era anche uno dei pro­motori del Co­mitato per Torrazza. Ribadi­sce in campa­gna elettorale che la spiaggia deve essere di tutti. “Attenzione, noi non siamo contro l’iniziativa privata, ma que­sta deve essere fatta nel rispetto delle re­gole e dell’ambiente”.

Con il suo movi­mento ci­vico Giacalone stravince. Non ha il tempo di festeggiare però, gli fanno su­bito uno sgambetto sen­za precedenti. Il giorno del­la sua elezione, il 7 maggio scorso, l’inge­gnere capo del Comune di Petrosino rila­scia l’autorizza­zione per la costruzione dello stabilimento balneare a Torrazza. Il provvedimento viene chiesto tre giorni prima, un venerdì. Una volta ap­provato viene consegnato di­rettamente nelle mani di Licata. Mai vista tanta effi­cienza.
La nuova giunta di Petrosino riprende in mano le carte della questione Torrazza. Sospende l’autorizzazione alla costruzio­ne del lido per 15 giorni. Chiede ufficial­mente alla Regione di rimisurare la spiag­gia, avvia anche l’iter per l’esproprio dei lotti di terreno della Roof Garden che sono di interesse pubblico. Non è facile, le due settimane passano e la Regione an­cora non risponde. E iniziano i lavori per il lido. Non ci credono i ragazzi del comi­tato. Occupano la spiaggia, la puli­scono. Protestano. “Torrazza deve essere di tutti”. La nuova amministrazione e Li­cata si incontrano più volte.
Tante parole ma poche soluzioni. La Roof Garden non cede la pro­prietà, propone addirittura di dare in co­modato d’uso gratuito al Co­mune la parte di spiaggia che non gli ser­ve. Inoltre, secon­do quella concessione firmata il 7 maggio, il lido deve essere smontato al termine della stagione estiva. Ma la socie­tà vuole una struttura definiti­va.
“Io qui porto la­voro, mi sono impegnato anche a chiudere la strada per evitare che i ba­gnanti respiri­no smog”. E si scopre che la Roof Garden non vuole limitarsi solo a Torrazza. Che sarebbe interessata anche ad altre zone della costa. Infatti ha presen­tato un pro­getto al Ministero dello Svilup­po Econo­mico per un finanziamento di 33 milioni di euro, che vede la realizzazione di un villaggio turistico appunto a Torraz­za, un altro tra Biscione e Torre Sibiliana, e a Biesina. Tutte aree vicine.
A sostegno della salvaguardia di Torraz­za sono intervenuti anche Slow Food e Legambiente Sicilia, che ha mandato un esposto alla Procura della Repubblica di Marsala chiedendo che si faccia luce sulla poco chiara vicenda riguardante l’iter au­torizzativo per la costruzione del lido.
Per gli ambientalisti i punti oscuri del proget­to della Roof Garden sono tanti. In­nanzitutto le strutture e le soluzioni pro­poste per la realizzazione del progetto “non hanno per nulla le caratteristiche ne­cessarie e autorizzate di precarietà, smon­tabilità e stagionalità. Così come i lavori di supporto e propedeutico al loro mon­taggio. Siamo inoltre in presenza di un vero e proprio ristorante sulla spiaggia – scrive Legambiente – che viene descritto come stabilimento balneare”.
Un altro aspetto poco chiaro evidenzia­to dagli ambientalisti è la presenza di una discarica nella zona, con probabili rifiuti tossici, ma non si prevede alcuna bonifica. Inoltre “si fa obbligo alla ditta di prevede­re e realizzare una rinatu­ralizzazione dei luoghi e la ricostruzione del sistema duna­le nella spiaggia prospi­ciente ma non risulta alcun piano in tal senso”.
E pensare che Torrazza il rischio di es­sere cementificata l’aveva già corso 40 anni fa, quando ancora Petrosino era una borgata a metà tra Marsala e Mazara del Vallo. Era il 1971, si voleva vendere un “margio” ritenuto inutile. Corrispondeva all’area protetta. Ebbene, una società di Palermo, chiamata “La Mantide Spa” vo­leva costruire un complesso alber­ghiero-portuale per il turismo nautico.
Un proget­to enorme in un’area di 170 mila metri quadrati. Il progetto prevedeva un bacino portuale di 50 mila metri qua­drati. 30 mila metri quadrati di fabbricati. 500 posti bar­ca, 8 piscine, shopping cen­ter, ristoranti, bar, campi da tennis e una spiaggia priva­ta. Un progetto devastante. Viene anche rilasciata la concessione edi­lizia dal Co­mune di Marsala nel settembre 1973. Poi non se ne fece più nulla, per fortuna. An­che allora la gente si mobilitò. Disse no allo scempio.
D’estate Petrosino si riempie. Tornano gli studenti dal nord. Torna Pietro con la famiglia. E Franco con la moglie Mirella. C’è anche Lucia con Giulia. Loro vivono a Petrosino. Giu­lia sguazza in acqua, con i braccio­li. Tor­razza è soprattutto sua

Pubblicato il 16/8/2012 alle 22.47 nella rubrica Diario.

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